2017. Ecco l’anno in cui potremmo sconfiggere l’odio! 4

I sogni, i progetti, la voglia di rinascita, la guarigione, l’amore, il lavoro. Ogni anno anche senza scomodare gli astrologi ci auguriamo questo e ogni anno proviamo a leggere nei minuti, nei giorni e nelle settimane immediatamente successive al 31 dicembre i presagi dell’anno che sarà.

Il 2017 in fatto di segni ha già cancellato speranze, aspettative e fiducia nei maledetti minuti in cui a Istanbul, in Turchia, un uomo,(o forse due o forse tre), faceva irruzione in un locale da ballo e sparava su quella gente festante.

Le lacrime di Istanbul così hanno cancellato ancora una volta l’auspicio di Buon Anno che tutti a cavallo tra il 2016 e il 2017 ci siamo scambiati. Ripiombati sotto la coltre oscura della paura, del sospetto e dell’angoscia abbiamo rinchiuso nuovamente cuore e mente allo slancio che invece è necessario al cambiamento.

Invecchiati di un anno, un anno soltanto, anche nella nostra comunità ci siamo ritrovati a parlare dei 75 cassonetti bruciati in una notte, e non del grado di civiltà di alcuni quartieri dove a mezzanotte sono volati solo gli auguri. Abbiamo dovuto raccontare della bomba a un parrucchiere in pieno centro. Atto vergognoso e vile certamente ma che oscura il lavoro quotidiano, l’energia di una categoria fatta di uomini e donne che erano ad esempio gli “eroi” di Sandrine la giovane ivoriana stroncata da un ictus nel centro di accoglienza di Cona nella terra ideale che suo figlio di 8 anni chiamava “Italia”. Abbiamo inseguito un finto attentatore e condiviso la sua foto sui social, ma non siamo stati in grado di riconoscere il vicino di casa assistito dalle tante e buone iniziative di solidarietà che silenziosamente si svolgono nella nostra città.

Abbiamo parlato di morte, degrado e abbiamo perso già dalle prime ore di questo 2017 l’energia per guardare al futuro con la fiducia che si deve alle nuove imprese. Una sconfitta che rende ancora più lauto il compenso di chi intende destabilizzarci, renderci vittime della violenza e della paura. Guarnire la nostra vita della sfiducia che ci tiene in catene.

Poi c’è il disfattismo che sapientemente mischiato alla disperazione di chi ha perso molto in questo 2016 crea la miscela perfetta per l’odio, il vero e unico ingrediente costante che come le diossine respiriamo costantemente nella nostra comunità. Odio per gli ideali altrui. Odio per le idee politiche altrui. Odio per il diverso. Odio per l’operaio. Odio per i colpevoli che poi sono sempre gli altri.

Il 2017 sarà difficilmente diverso dall’anno appena andato via se continueremo a cibarlo di odio, se non coltiveremo insieme alle speranze anche le azioni, i gesti, le progettualità e persino le parole che andrebbero misurate prima di trasformare nuovamente tutto in improduttivo e sterile odio.

Il giovane di Rutigliano che ha voluto sposare la sua compagna di vita e madre dei suoi figli nell’ultimo scampolo del 2016, alla sua condanna a morte per un linfoma non Hodgkin leucemizzato e refrattario al trattamento ha reagito con uno scambio di promesse dentro la cappella dell’Istituto Oncologico di Bari. E’ morto 5 giorni dopo quel “si” ma il suo “per sempre” è stato il primo gesto d’amore che i suoi figli hanno visto nel 2017.

Ma eccola invece l’immagine simbolo di questo 2016 (nella foto) appena andato via e che ci piacerebbe si tramutasse nel segno che attendiamo per il nuovo anno.

Siamo a Taranto durante la visita dell’ex Premier Matteo Renzi. La città dell’emergenza epidemiologica manifesta fuori al Museo dove è in corso l’inaugurazione del secondo piano del MArTA. Taranto fa parlare di se, ma in primo piano questa volta c’è l’immagine di una mamma. Si chiama Elena. Suo figlio sta combattendo come altri la battaglia contro il cancro. Lei con il suo carico di dolore al posto di odiare ha deciso di abbracciare il mondo!

Buon anno a tutti noi!

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